Una madre denuncia che il Comune di Pájara si rifiuta di risarcire il figlio, fratturatosi il femore in un parco giochi di Morro Jable
Il bambino aveva due anni e otto mesi quando è rimasto ferito nell’incidente: ha dovuto essere operato ed è rimasto ricoverato per tre notti. A due anni e mezzo di distanza, la madre, Paola Jaraba, denuncia che la sua richiesta di risarcimento non è stata accolta e critica il fatto che la sua versione venga messa in dubbio perché non ha avvisato la Polizia locale al momento dell’incidente.
Paola Jaraba, madre di Morro Jable, ha denunciato pubblicamente la risposta ricevuta dopo aver chiesto un risarcimento per l’incidente subito dal figlio, che aveva appena due anni e otto mesi, in un parco giochi situato nella piazza principale della località, nel Comune di Pájara.
Secondo il suo racconto, il bambino ha riportato una frattura al femore che ha reso necessario il trasferimento all’ospedale di Fuerteventura, dove è rimasto ricoverato per tre notti ed è stato operato. I medici gli hanno applicato una stecca dall’anca al piede sinistro per tenere immobilizzata la gamba.
La madre sostiene che, al momento dell’incidente, il parco non fosse in condizioni adeguate e afferma che, dopo la sua denuncia, l’area giochi è stata chiusa e riparata. Tuttavia, lamenta che, a due anni e mezzo di distanza e nonostante abbia presentato documenti e referti medici, la sua richiesta non abbia avuto esito favorevole.
Uno degli aspetti che contesta maggiormente è che sia stata messa in dubbio la possibilità di accertare il luogo dell’incidente, perché in quel momento non aveva chiesto l’intervento della Polizia locale.
“Non conoscevo affatto la procedura da seguire in casi del genere e ho portato direttamente mio figlio al pronto soccorso”, spiega.
La madre afferma che, nonostante ci fosse un testimone dell’accaduto, nella risposta ricevuta è stata data particolare importanza al fatto che non fosse intervenuta la polizia per constatare i fatti direttamente nel parco.
Contesta inoltre che sia stato preso in considerazione il tempo trascorso prima di formalizzare la denuncia, presentata quattro giorni dopo l’incidente, secondo il suo racconto, mentre la decisione farebbe riferimento a cinque giorni.
La donna ricorda che in quel periodo era impegnata a seguire il ricovero e l’intervento chirurgico del figlio. Ritiene incomprensibile che questa circostanza possa compromettere la credibilità della sua richiesta.
“Non è più una questione di denaro, ma di mancanza di morale, umanità e considerazione”
La madre denuncia che le motivazioni riportate nella decisione sulla sua richiesta non tengono sufficientemente conto delle conseguenze fisiche e psicologiche dell’incidente.
A ferirla particolarmente, spiega, è il riferimento al fatto che da allora non si siano verificati altri incidenti.
“Ma se c’è un punto in cui sento che ridono di mio figlio e di me, è quando dicono che da quando mio figlio ha avuto quel terribile incidente non ce ne sono stati altri”, lamenta.
La donna è sollevata che non si siano verificati altri episodi gravi, ma ritiene che questa circostanza non dovrebbe essere usata per sminuire quanto accaduto.
“Non è più una questione di denaro, ma di mancanza di morale, umanità e considerazione”, afferma.
Contesta inoltre lo stato di manutenzione delle strutture comunali. Sostiene che il parco sia stato chiuso e riparato dopo la sua denuncia, ma afferma che oggi presenta nuovamente delle carenze.
Un avvertimento alle altre famiglie
Dopo due anni e mezzo di pratiche, la donna ha deciso di rendere pubblica la propria esperienza per mettere in guardia le altre famiglie dalle difficoltà che, sottolinea, ha incontrato durante la procedura.
Nel suo scritto consiglia di documentare gli incidenti e di chiedere l’intervento della polizia, così da attestare il luogo in cui si sono verificati. Il suo racconto mostra però che, vista la gravità delle lesioni, lei ha dato priorità alle cure mediche per il figlio.
La madre conclude chiedendo maggiore attenzione alla manutenzione delle aree gioco di Morro Jable e invita altre famiglie a condividere la propria esperienza per evitare situazioni simili.
Fonte: La Voz de Fuerteventura