Collettivi di Fuerteventura mettono in guardia sull’avanzata di Vox e sul potere del capitale e chiamano alla reazione sociale: “I diritti non sono garantiti per sempre”
Sabato scorso diversi collettivi sociali hanno partecipato a Puerto del Rosario alla manifestazione “Por una Democracia Real”, organizzata contemporaneamente in tutte le Canarie, per rivendicare diritti in materia di casa, istruzione, sanità, uguaglianza e lavoro, tra gli altri ambiti. “È un appello a realizzare un colpo di Stato”, hanno avvertito Lilian Concepción e Catherine. La scarsa partecipazione e la mancanza di ricambio generazionale hanno suscitato preoccupazione tra i presenti.
La richiesta di una democrazia reale e la constatazione della perdita di diritti sociali sono state il filo conduttore di un appuntamento che a Fuerteventura si è fermato a un presidio, senza trasformarsi in una mobilitazione, a causa della scarsa partecipazione dei cittadini. Vi hanno preso parte, tuttavia, numerosi rappresentanti di diversi collettivi impegnati ogni giorno nella difesa dei diritti e dei servizi pubblici.
Il coordinatore a Fuerteventura, Rafa Marrero, ha fatto da moderatore e ha dato la parola ai collettivi. Ha aperto gli interventi la rappresentante di una delle organizzazioni sindacali più presenti in numerosi settori. Comisiones Obreras ha posto l’accento su casa, sanità, uguaglianza e istruzione. Lizeth Rivera ha sostenuto che “non può esserci una democrazia pienamente reale se ci sono persone che lavorano e non possono comunque permettersi una vita dignitosa” e ha rivendicato l’organizzazione collettiva come strumento per difendere i diritti.
La sanità è stata un altro dei temi affrontati durante la giornata. Óscar Hernández, di Salud y Sonrisas, ha riassunto in tre parole i problemi di Fuerteventura: “aspettare, pagare e spostarsi”. Il collettivo ha denunciato le liste d’attesa, la necessità di rivolgersi a strutture private quando il servizio pubblico non riesce a intervenire in tempo e gli spostamenti verso altre isole per sottoporsi a determinati esami o trattamenti. “Non vogliamo un biglietto per ricevere assistenza sanitaria: vogliamo specialisti qui, vogliamo fare gli esami qui, vogliamo curarci qui”, ha chiesto il suo rappresentante, insieme a più professionisti, specialisti e risorse per Fuerteventura.
Sul tema è intervenuto anche Rafa Marrero, che ha chiesto di difendere la sanità pubblica e denunciato la privatizzazione già in corso attraverso il convenzionamento. Ha citato come esempio il costo dei posti letto all’ospedale Negrín, classificato al livello 7, a fronte del convenzionamento con altri centri ospedalieri, come San Roque, di categoria 4 — molto inferiore — dove, ha sottolineato, il costo per posto letto è invece più alto.
La scuola denuncia “l’abbandono istituzionale”
In rappresentanza della comunità scolastica, l’insegnante Yasmina Sánchez ha parlato di “abbandono istituzionale” e chiesto condizioni di lavoro migliori per i docenti, alle prese con l’aumento della burocrazia, del carico di lavoro e del peso emotivo, oltre che con la mancanza di tempo riconosciuto per seguire adeguatamente gli alunni.
È stato inoltre chiesto di rispettare la Legge delle Canarie sull’istruzione, che prevede per questo settore investimenti pari al 5% del PIL, e di destinare più risorse agli alunni che necessitano di sostegno educativo e alla gestione della diversità nelle classi.
“Un’istruzione pubblica e di qualità è un diritto fondamentale in uno Stato democratico”, ha affermato la rappresentante del settore, denunciando anche l’esternalizzazione dei servizi e il deterioramento che, a suo giudizio, sta subendo la scuola pubblica.
Casa: “Né più case senza persone, né più persone senza casa”
Pau Valverde, del Sindicato de Inquilinas de Fuerteventura, ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà dei giovani a rendersi indipendenti, tra prezzi degli affitti e salari, e ha sottolineato in particolare la situazione delle donne e delle persone migranti.
Il collettivo ha chiesto un intervento pubblico sui canoni di locazione, misure contro l’accaparramento di abitazioni, il recupero degli immobili vuoti per ampliare il patrimonio abitativo pubblico e modifiche agli usi turistici e temporanei degli alloggi.
“La casa è un diritto, non un lusso”, ha dichiarato, concludendo con lo slogan: “Né più case senza persone, né più persone senza casa”.
Il sindacato ha inoltre puntato il dito contro la “speculazione capitalista”, che sta privando la popolazione di diritti fondamentali.
La Rete femminista mette in guardia dall’arretramento dei diritti e dagli appelli ai “colpi di Stato”
La Red Feminista de Fuerteventura è stata protagonista di uno degli interventi più incisivi della mattinata. Lilian Concepción e Catherine hanno sostenuto che diritti come quello alla casa, al lavoro dignitoso, alla sanità, all’istruzione, alla cura e alla possibilità di decidere della propria vita e del proprio corpo non sono ancora garantiti allo stesso modo a tutta la popolazione.
“Ci sono diritti fondamentali che non avrebbero mai dovuto diventare un privilegio”, hanno affermato in un manifesto letto a due voci, ricordando che le disuguaglianze hanno un impatto diverso a seconda dell’origine, dell’identità di genere, dell’orientamento sessuale, delle barriere legate alla disabilità o della classe sociale.
La Rete femminista ha inoltre richiamato l’attenzione sull’appello lanciato proprio questa settimana da un tenente colonnello in pensione, che ha chiesto alle Forze armate di formare un governo provvisorio di emergenza.
“Quello che abbiamo sentito in questi giorni non è una proposta di riforma costituzionale nell’ambito delle regole democratiche”, hanno affermato. “È un appello alle Forze armate perché assumano il potere. È un appello a realizzare un colpo di Stato”.
“A volte crediamo che, una volta conquistati, i diritti restino per sempre. La storia ci ha insegnato che non è così”, hanno avvertito.
Hanno ricordato in questo contesto chi si è organizzato e ha lottato per quei diritti, venendo “perseguitato, incarcerato, torturato e ucciso”.
Hanno inoltre chiesto di non normalizzare i discorsi che indicano le persone migranti come un bersaglio, alimentano razzismo e xenofobia o mettono in discussione i diritti delle donne e delle persone LGTBIQ+. “Il fascismo ha perso la vergogna e guadagnato terreno”, hanno concluso.
Vox, l’estrema destra e il timore che “siano già qui”
Nella parte finale del presidio è emersa anche la preoccupazione per l’avanzata di Vox e delle posizioni di estrema destra.
Jimmy Hernández, di Arena y Laurisilva, ha espresso profondo dispiacere per la scarsa partecipazione all’appuntamento di sabato e timore per un possibile arretramento dei diritti e delle libertà. Ha esortato i cittadini a partecipare, organizzarsi e opporsi al fascismo, concludendo il suo intervento con un avvertimento: “Sono già qui”.
Fonte: La Voz de Fuerteventura