Lucía Méndez mette in guardia sull’impatto degli algoritmi sul giornalismo: “Ha una portata assoluta e totale”
Alla Universidad de Verano de Fuerteventura, la giornalista difende il giornalismo come professione umanistica di fronte al potere degli algoritmi, alla radicalizzazione del dibattito pubblico e all’avvento dell’intelligenza artificiale. Lucía Méndez, giornalista e tra le fondatrici ancora in attività di El Mundo, è stata una delle voci più attese della quarta edizione della Universidad de Verano de Fuerteventura. Ha condiviso le sue preoccupazioni in un momento in cui la professione che conoscevamo sta scomparendo e la democrazia ha bisogno, più che mai, di mediatori affidabili tra i fatti e i cittadini. “Facevamo da tramite tra le istituzioni e i cittadini, mentre ora questo ruolo di mediazione non esiste più”, ha avvertito Méndez, riflettendo su una professione che per decenni ha avuto la capacità di “decidere” e “stabilire le priorità delle notizie”.
Alla Universidad de Verano de Fuerteventura, la giornalista difende il giornalismo come professione umanistica di fronte al potere degli algoritmi, alla radicalizzazione del dibattito pubblico e all’avvento dell’intelligenza artificiale.
Lucía Méndez, giornalista e tra le fondatrici ancora in attività di El Mundo, è stata una delle voci più attese della quarta edizione della Universidad de Verano de Fuerteventura. Ha condiviso le sue preoccupazioni in un momento in cui la professione che conoscevamo sta scomparendo e la democrazia ha bisogno, più che mai, di mediatori affidabili tra i fatti e i cittadini.
“Facevamo da tramite tra le istituzioni e i cittadini, mentre ora questo ruolo di mediazione non esiste più”, ha avvertito Méndez, riflettendo su una professione che per decenni ha avuto la capacità di “decidere” e “stabilire le priorità delle notizie”.
Quel potere, ha sostenuto, si è dissolto in un ecosistema in cui i giornali non occupano più una posizione centrale e “la gente non legge i giornali né si informa attraverso i media tradizionali”.
La giornalista ha respinto l’idea che il suo sguardo sia soltanto malinconico o dettato dalla nostalgia per la perdita di potere. “Non credo che ogni tempo passato fosse migliore: mi limito a spiegare com’era”, ha detto, chiedendosi se la democratizzazione dello spazio pubblico abbia davvero portato a una democrazia migliore.
“È meglio avere una democrazia con un dibattito pubblico radicalizzato e insulti continui?”, si è chiesta, mettendo in guardia da una sfera pubblica trasformata in “questo caos, questa violenza, questa guerra di parole”.
Chi decide nelle redazioni? Giornalisti costretti a cambiare titoli e contenuti per adeguarsi agli algoritmi
Nella sua analisi, uno dei fattori che più hanno trasformato il mestiere è l’impatto degli algoritmi sulle redazioni. I venerabili quotidiani di un tempo sono finiti nelle mani delle piattaforme, “in modo evidente”, ha affermato.
A suo giudizio, il pubblico non dipende più soltanto dalla qualità del prodotto giornalistico, ma anche da “algoritmi opachi” che cambiano continuamente.
La conseguenza, ha aggiunto, è che i giornalisti sono costretti ad adattare titoli e notizie a requisiti che nessuno conosce fino in fondo.
“Che un’azienda tecnologica diriga, di fatto, le redazioni” ha “una portata assoluta e totale”, ha riassunto. Questa pressione non riguarda soltanto gli editori, ma anche il lavoro quotidiano: per attirare più attenzione si cambiano i titoli o si entra in una dinamica di crescente rumore.
“L’IA non va per strada, non parla con la portinaia né con le persone a cui succedono le cose”
Di fronte all’intelligenza artificiale, tuttavia, Méndez si è mostrata meno pessimista. Ha riconosciuto di non usarla e di continuare a fare “un lavoro artigianale, come il vasaio che lavora l’argilla e crea un recipiente”. Ha però sostenuto che esiste un ambito in cui la macchina non potrà sostituire il giornalista: la strada, le fonti, il dolore, il contatto umano.
“L’intelligenza artificiale non può raccontare che a Madrid c’è uno sfratto e come lo vivono le vittime”, ha affermato. Non può neppure “chiamare un politico” né recarsi sul luogo dei fatti. “L’IA non va per strada, non parla con la portinaia né con le persone a cui succedono le cose”, ha concluso.
Méndez ha ricondotto questa capacità di resistenza del mestiere alle sue radici più profonde. “La nostra professione è, fondamentalmente, una professione umanistica. La nostra materia prima sono gli esseri umani”. Per questo, a suo avviso, c’è ancora speranza. La tecnologia potrà sostituire alcune mansioni, ma non lo sguardo, la presenza né la capacità di comprendere ciò che accade alle persone.
Fonte: La Voz de Fuerteventura