Albi: ciò che cresce a Fuerteventura arriva sulle tavole di Fuerteventura
Albi: ciò che cresce a Fuerteventura arriva sulle tavole di Fuerteventura.
Dietro ogni vassoio servito in una scuola o in un centro socio-sanitario di Fuerteventura c’è una domanda che quasi nessuno si pone a tavola: da dove viene ciò che abbiamo nel piatto? Per Albi Canarias, rispondere a questa domanda è alla base del suo modello di ristorazione collettiva sull’isola. Non è una bella frase da inserire in un rapporto sulla sostenibilità. È un modo concreto di acquistare e lavorare, che lascia un segno reale nell’economia, nell’ambiente e nella vita di Fuerteventura.
Non tutto il denaro generato da una mensa scolastica resta nello stesso luogo. In un’isola come Fuerteventura, dove l’economia ruota in buona parte attorno ai servizi e la logistica segue regole proprie, ogni scelta d’acquisto nella ristorazione collettiva spinge in una di due direzioni: verso lo sviluppo locale o verso la fuga di risorse. E a determinare la direzione è soprattutto la provenienza del fornitore.
Il denaro che non lascia Fuerteventura
Dietro il 90% e il 95% delle forniture acquistate da Albi Canarias a Fuerteventura, provenienti dall’isola stessa, da Lanzarote o da Gran Canaria, ci sono persone e aziende agricole ben precise. Agricoltori, allevatori, pescatori e distributori che, grazie alla ristorazione collettiva, possono contare su un cliente stabile, con volumi e ordini pianificati in anticipo. Per non pochi piccoli produttori insulari, quel contratto regolare è semplicemente ciò che rende possibile continuare a produrre.
Il meccanismo non ha nulla di complicato, ma il suo effetto è significativo. Se un’azienda di ristorazione collettiva acquista fuori dall’isola, quel denaro se ne va e non ritorna. Se invece compra a Fuerteventura, resta, circola e finisce per rafforzare il tessuto produttivo majorero. Ogni vassoio servito in una scuola attiva, senza che si noti, una piccola filiera di produttori, trasportatori e distributori locali. È uno degli effetti del modello meno visibili e, al tempo stesso, più rilevanti.
Più freschezza, meno sprechi lungo il percorso
Meno tempo passa tra il raccolto e il piatto, meglio si conserva il valore nutrizionale dell’alimento. È proprio questo che offre il prodotto a chilometro zero: arriva prima e viene manipolato meno. In una mensa scolastica che serve centinaia di pasti al giorno, il vantaggio si traduce in ingredienti di qualità superiore. La frutta e la verdura di stagione delle Canarie non possono competere sul prezzo con i grandi distributori della penisola, ma vincono in freschezza, tracciabilità e coerenza con una proposta che vuole essere vicina al territorio.
C’è poi un secondo vantaggio, raramente citato insieme alla freschezza: l’impatto logistico. Una filiera più corta significa meno trasporti, meno imballaggi e meno emissioni. E in un momento in cui la sostenibilità ambientale non è più soltanto un obbligo normativo, ma anche qualcosa che le famiglie danno per scontato, scegliere i prodotti dell’isola aggiunge un elemento ambientale che pesa sulla bilancia.
Sapori che gli studenti riconoscono come propri
Ma in questa storia non ci sono soltanto logistica e conti. Quando il menu scolastico ripropone un potaje, un piatto di ceci o pesce fresco dell’isola, la mensa smette di essere solo un luogo dove si mangia e diventa anche un luogo in cui si riconosce qualcosa di proprio. Quel piatto non nutre soltanto: insegna ai più piccoli da dove viene ciò che mangiano, chi lo ha prodotto e perché vale la pena conservare quella cultura alimentare.
Il team di dietisti-nutrizionisti di Albi Canarias tiene sempre presente un principio: un menu perfetto sulla carta, che nessuno mangia, non serve a nulla. Per questo elabora i menu cercando l’equilibrio nutrizionale e la sicurezza alimentare, senza perdere di vista la necessità che i piatti siano appetitosi. L’esperienza dimostra che gli studenti mangiano meglio, e di più, quando riconoscono i sapori, quando il piatto è loro familiare e quando gli ingredienti fanno parte della tradizione culinaria della propria isola.
Produttori majoreros: partner, non semplici fornitori
Per un produttore majorero, vendere a un’azienda di ristorazione collettiva presente sull’isola non equivale a piazzare un ordine occasionale. Significa avere, anno scolastico dopo anno scolastico, un cliente che pianifica in anticipo, acquista con regolarità e conosce il territorio in prima persona. E su un’isola dove il settore primario lotta per resistere alla pressione del turismo e alla concorrenza esterna, questo tipo di rapporto offre qualcosa di raro: stabilità.
L’impatto va oltre i fornitori. Albi Canarias crea anche occupazione diretta sull’isola, in cucina, nell’assistenza durante i pasti, nel coordinamento e nella gestione: posti di lavoro che non dipendono dalla stagione turistica che condiziona il resto dell’economia insulare. In un territorio in cui il settore dei servizi ha un peso così rilevante, la stabilità occupazionale legata alla ristorazione scolastica non è un dettaglio da poco.
Una scelta che produce effetti su più fronti
Nulla di tutto questo nasce da una moda o da una strategia d’immagine. È una scelta strutturale che produce effetti economici, ambientali, nutrizionali e culturali, e che si rafforza quanto più viene mantenuta nel tempo. E quando a compierla è un’azienda al 100% canaria, gestita direttamente sul territorio, l’impatto non resta simbolico: si moltiplica.
A Fuerteventura, Albi Canarias non gestisce le proprie mense da un ufficio lontano. Lo fa dall’interno, con squadre che vivono l’isola, fornitori che fanno parte dello stesso ecosistema produttivo e menu in dialogo con la tradizione gastronomica majorera. Più che un modello d’impresa, è un modo concreto di intendere la responsabilità della ristorazione collettiva nei confronti del territorio in cui opera.
In definitiva, quando un prodotto locale arriva nel piatto di un bambino o di una bambina in una scuola di Fuerteventura, non c’è soltanto un pasto servito. C’è anche una scelta a favore dell’isola.
Fonte: La Voz de Fuerteventura