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La famiglia di Pascuala Roger sulla casa di Cueva de la Negra: “Lo Stato vuole prima murarla e poco dopo demolirla”

La famiglia di Pascuala Roger chiede di indagare sulle operazioni a Cueva de la Negra prima di un nuovo tentativo di murare la casa. Chiede al Ministero di chiarire chi abbia ordinato gli interventi del 26 agosto e del 21 settembre, quanto siano costati e perché siano stati eseguiti in quelle condizioni.

Redacción
La famiglia di Pascuala Roger sulla casa di Cueva de la Negra: “Lo Stato vuole prima murarla e poco dopo demolirla”

La famiglia di Pascuala Roger Pérez, la donna di 80 anni che vive a Cueva de la Negra, nel comune di Pájara, ha diffuso una lettera aperta in cui chiede al Ministero per la Transizione ecologica e la Sfida demografica di indagare sulle due operazioni predisposte per tentare di intervenire sull’abitazione e, se del caso, accertare le relative responsabilità.

Nel documento, datato 1° ottobre, la famiglia afferma che alle operazioni del 26 agosto e del 21 settembre hanno partecipato la Guardia Civil, la polizia locale, funzionari dello Stato, personale di TRAGSA/TRAGSATEC e servizi sanitari. Definisce entrambi gli interventi “assolutamente sproporzionati” e chiede chi li abbia ordinati, quanto siano costati e quale fosse, a suo giudizio, la giustificazione per mobilitare quelle risorse pubbliche.

“Qualcuno li ha ordinati, qualcuno ha autorizzato l’impiego di quelle risorse e qualcuno deve spiegare che cosa è successo e assumersi le responsabilità del caso”, afferma la lettera, secondo cui la famiglia ha formalmente chiesto alla ministra per la Transizione ecologica, Sara Aagesen, “un’indagine e l’accertamento delle responsabilità”.

La famiglia concentra ora parte delle sue critiche sul nuovo intervento proposto dall’Avvocatura dello Stato. Secondo quanto riportato nella lettera, lo Stato intende ottenere l’autorizzazione a murare la casa, come passaggio preliminare a un’eventuale demolizione.

“Prima murarla. E poco dopo demolirla”, sostiene la famiglia, secondo cui, prima di mobilitare nuovamente risorse pubbliche, il Ministero deve fornire spiegazioni su quanto accaduto nei due tentativi precedenti.

La famiglia si chiede se ci sarà “una terza operazione”

Il documento ricorda che il termine previsto per realizzare l’intervento precedente è scaduto senza che fosse possibile portarlo a termine e riferisce che ora lo Stato chiede più tempo. La famiglia mette inoltre in dubbio la necessità di murare prima la casa, se l’obiettivo successivo è demolirla.

“Altre risorse. Altra spesa pubblica. Una terza operazione?”, si chiede la lettera, che invita a risolvere per vie legali i contrasti tra le amministrazioni e chiede che Pascuala Roger e la sua famiglia non siano “il campo di battaglia tra le amministrazioni”.

La famiglia contrappone inoltre l’intervento dello Stato alle recenti prese di posizione politiche sugli insediamenti costieri tradizionali.

In particolare, ricorda che il Parlamento delle Canarie ha approvato all’unanimità il punto principale di un’iniziativa volta a preservarli e che il Senato ha chiesto una moratoria, che prevedeva la sospensione di determinati interventi durante l’iter di modifica della Legge sulle coste.

Cueva de la Negra non è solo una casa

Un altro tema centrale della lettera è la tutela del valore storico e patrimoniale del luogo. La famiglia sostiene che la casa sia legata da oltre un secolo alla storia di Jandía e afferma che Pascuala Roger vi abbia vissuto con il bisnonno, Lorenzo Pérez Díaz, al quale attribuisce la costruzione dell’abitazione.

Chiede inoltre che la tutela non si limiti all’edificio, ma che venga studiato l’insieme costituito dalla casa e dal suo contesto, dove, afferma, si trova un sito archeologico aborigeno.

La lettera aggiunge che esistono provvedimenti del 1980, precedenti alla Legge sulle coste del 1988, che, secondo la famiglia, attestavano già l’esistenza della casa e il possesso da parte della famiglia.

Il documento si conclude chiedendo che venga esaminata tutta la documentazione, che si indaghi su chi abbia ordinato le due operazioni e sui loro costi, che siano rispettate le misure di tutela del patrimonio e che la casa e il suo contesto siano analizzati prima di qualsiasi intervento irreversibile.

“Prima di murare, prima di demolire e prima di mobilitare una terza operazione contro una donna di 80 anni”, afferma la famiglia, “qualcuno deve rispondere” di quanto accaduto finora.

Fonte: La Voz de Fuerteventura