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Miguel Socorro porta il Governo delle Canarie in tribunale: da 40 anni si attende la fine di un’“ingiustizia retributiva”

000 dipendenti pubblici delle Canarie sarebbero interessati dalla mancata integrazione dell’indennità di residenza nelle componenti accessorie della retribuzione. Un alto funzionario del Consiglio insulare di Fuerteventura cita in giudizio il Governo delle Canarie per la mancata risposta a una richiesta fondata sul diritto fondamentale di petizione. 200 euro.

Redacción
Miguel Socorro porta il Governo delle Canarie in tribunale: da 40 anni si attende la fine di un’“ingiustizia retributiva”

Miguel Ángel Socorro Perdomo, funzionario di ruolo del Consiglio insulare di Fuerteventura, ha portato il Governo delle Canarie in tribunale per la presunta violazione del diritto fondamentale di petizione, riconosciuto dall’articolo 29 della Costituzione spagnola, dopo non aver ricevuto risposta a una richiesta presentata il 14 maggio 2026.

Il procedimento giudiziario 491/2026, trattato dall’Ufficio n. 1 del Tribunale di primo grado di Las Palmas de Gran Canaria, nasce da una rivendicazione storica: l’integrazione definitiva dell’indennità di residenza nelle componenti accessorie della retribuzione, prevista dalla normativa regionale dal 1989.

La rivendicazione ha una notevole rilevanza sociale e lavorativa, poiché potrebbe interessare quasi 150.000 dipendenti pubblici delle Canarie, secondo le stime del promotore. La questione va oltre le singole amministrazioni, i corpi, i ruoli e le categorie professionali e riguarda il personale dell’amministrazione regionale (Consiglio consultivo, Audiencia de Cuentas de Canarias, organo di controllo esterno dei conti pubblici dell’arcipelago, Diputado del Común, Servizio sanitario delle Canarie, Servizio per l’impiego delle Canarie, Agenzia tributaria delle Canarie, Consiglio economico e sociale, istituti delle Canarie, …), dei Consigli insulari, dei Comuni, delle imprese e degli enti pubblici, delle università, del personale docente, del personale trasferito dall’Amministrazione della giustizia e delle polizie locali e autonome, tra gli altri.

Non si tratta di una rivendicazione di un settore specifico, ma di una questione di equità retributiva che riguarda l’intero pubblico impiego delle Canarie, indipendentemente dall’amministrazione di appartenenza di ciascun lavoratore.

La legge 2/1987 sulla funzione pubblica delle Canarie ha stabilito che il complemento specifico può remunerare il “luogo di residenza”. In seguito, la legge 3/1989 sul bilancio delle Canarie ha previsto l’integrazione dell’indennità di residenza in tale complemento, mantenendone provvisoriamente l’erogazione separata.

Quasi 38 anni dopo, tuttavia, quell’integrazione è ancora in sospeso.

“Com’è possibile che una situazione dichiarata transitoria dallo stesso legislatore nel 1989 sia ancora in vigore quasi quarant’anni dopo? Quella che era nata come misura provvisoria si è trasformata in un’ingiustizia retributiva protratta per decenni. Mantenere questa situazione così a lungo è una vera mancanza di rispetto e considerazione nei confronti di quasi 150.000 dipendenti pubblici delle Canarie. La transitorietà non può essere una scusa per giustificare quattro decenni di mancata attuazione di una previsione di legge”, denuncia Miguel Socorro.

Uno dei principali argomenti a sostegno della rivendicazione è che lo Stato ha già disciplinato l’integrazione della componente territoriale legata alla residenza nelle componenti accessorie della retribuzione di alcune categorie dell’Amministrazione della giustizia.

La legge 15/2003, il regio decreto 1130/2003 e i regi decreti 1170/2007 e 1171/2007 costituiscono riferimenti normativi rilevanti per giudici, magistrati, pubblici ministeri e letrados dell’Amministrazione della giustizia, denominazione ufficiale dei funzionari legali dell’ordinamento giudiziario.

Per queste categorie, la componente territoriale è legata al complemento di destinazione per circostanze particolari, con le conseguenti ripercussioni economiche secondo il relativo regime retributivo. Poiché è integrata nel complemento di destinazione, che rientra nelle mensilità aggiuntive, nella pratica la componente territoriale viene corrisposta quattordici volte l’anno: dodici mensilità ordinarie e due mensilità aggiuntive. Si tratta quindi di una differenza retributiva particolarmente rilevante rispetto ai dipendenti pubblici delle Canarie la cui indennità di residenza è ancora una voce separata, non integrata nelle componenti accessorie della retribuzione né inclusa nelle mensilità aggiuntive.

Gli altri dipendenti pubblici delle Canarie continuano invece a percepire l’indennità di residenza come voce separata, in dodici mensilità, senza lo stesso effetto sulle mensilità aggiuntive.

“Perché lo Stato, più di vent’anni fa, ha disciplinato l’integrazione dell’indennità di residenza nelle componenti accessorie della retribuzione di queste categorie, mentre tanti dipendenti pubblici continuano a percepirla separatamente e senza lo stesso effetto sulle mensilità aggiuntive?”, domanda il funzionario.

Socorro Perdomo ribadisce che non basta aggiornare gli importi dell’indennità di residenza: è necessario procedere alla sua integrazione definitiva nelle componenti accessorie della retribuzione, attraverso le opportune modifiche legislative, per garantire un trattamento retributivo equivalente e un’incidenza adeguata sulle quattordici mensilità annue.

Il 14 maggio 2026, il responsabile del Servizio di gestione del bilancio del Consiglio insulare di Fuerteventura ha presentato una richiesta fondata sul diritto fondamentale di petizione, chiedendo l’integrazione definitiva dell’indennità di residenza, la valutazione del suo impatto economico e l’esame di possibili misure di riparazione.

Il Governo delle Canarie non ha risposto entro il termine legale di tre mesi, circostanza che ha portato alla presentazione di un ricorso per la presunta violazione del diritto fondamentale di petizione.

Inoltre, con un provvedimento del 2 ottobre 2026, il tribunale ha intimato all’amministrazione regionale di spiegare, entro un termine improrogabile di cinque giorni, perché non avesse trasmesso il fascicolo amministrativo, avvertendola della possibilità di sanzioni coercitive da 300 a 1.200 euro, ripetibili ogni venti giorni.

Secondo quanto denunciato dal ricorrente, il Governo delle Canarie non ha risposto nei termini neppure al Diputado del Común, il difensore civico delle Canarie, e non ha inserito nel fascicolo giudiziario le comunicazioni di tale istituzione.

“Prima ignorano un diritto fondamentale riconosciuto dalla Costituzione. Poi non ottemperano entro i termini alla richiesta del Diputado del Común. Infine deve intervenire un tribunale per intimare loro di trasmettere il fascicolo amministrativo. È questa la trasparenza, il rispetto dei diritti fondamentali e l’esemplarità che ci si può attendere da un’amministrazione pubblica? Come può il Governo delle Canarie pretendere che i cittadini adempiano ai propri obblighi quando è la stessa amministrazione a non rispettare i suoi? È inammissibile che un cittadino debba rivolgersi ai tribunali per ottenere qualcosa di così elementare come una risposta dalla propria amministrazione. Il silenzio amministrativo non può diventare una strategia per sottrarsi alle responsabilità né per perpetuare per decenni un’ingiustizia retributiva che interessa migliaia di dipendenti pubblici delle Canarie”, denuncia Miguel Socorro.

Il ricorso chiede che sia riconosciuta la violazione del diritto di petizione e che il Governo regionale sia obbligato a rispondere in modo esplicito, senza chiedere al tribunale il riconoscimento diretto di somme di denaro.

Miguel Socorro ritiene che il mantenimento per quasi quattro decenni dell’indennità di residenza come voce separata possa aver prodotto importanti conseguenze economiche cumulative, soprattutto per la mancata incidenza sulle mensilità aggiuntive, in base al regime applicabile a ciascuna categoria.

Per questo rivolge un appello a tutte le organizzazioni sindacali rappresentative dei dipendenti pubblici delle Canarie, affinché costituiscano una piattaforma sindacale unitaria che chieda una soluzione definitiva.

“Non possiamo continuare a lottare separatamente. Parliamo di quasi 200.000 dipendenti pubblici. L’unità sindacale è indispensabile per ottenere ciò che non è stato possibile raggiungere in quasi quarant’anni”.

La trattativa, insiste, non deve limitarsi ad aggiornare gli attuali importi dell’indennità di residenza, ma deve puntare alla sua integrazione definitiva nelle componenti accessorie della retribuzione, prendendo a riferimento i precedenti esistenti nell’Amministrazione della giustizia.

La rivendicazione compie un nuovo passo. Il 19 ottobre 2026 Miguel Ángel Socorro Perdomo ha presentato una nuova richiesta fondata sul diritto fondamentale di petizione alla Segreteria di Stato per la Funzione pubblica, chiedendo al Governo spagnolo di valutare la promozione di un’iniziativa normativa per integrare l’indennità di residenza nelle componenti accessorie della retribuzione dei dipendenti pubblici in servizio nelle Canarie, nelle Baleari, a Ceuta, Melilla e nella Valle d’Aran, nei casi in cui tale voce sia loro riconosciuta.

La richiesta si fonda su due disposizioni statali di particolare rilievo: l’articolo 25, comma 1, lettera e), della legge 37/1988, di bilancio generale dello Stato per il 1989, e l’articolo 19, comma 1, lettera e), della legge 4/1990, di bilancio generale dello Stato per il 1990. Entrambe hanno stabilito espressamente il carattere transitorio dell’indennità di residenza, fino all’adeguamento delle componenti accessorie della retribuzione dei posti di lavoro alle circostanze specifiche dei territori interessati.

Quasi quarant’anni dopo, numerosi dipendenti pubblici continuano a percepire questa indennità come voce separata, senza che sia stata attuata una soluzione normativa generale in grado di porre fine a quella transitorietà.

Nelle Canarie, l’iniziativa statale è particolarmente rilevante per il personale della Delegazione e delle Sottodelegazioni del Governo, dell’Agenzia statale dell’amministrazione tributaria (AEAT), della Previdenza sociale, della Polizia nazionale, della Guardia civile, delle Forze armate, degli istituti penitenziari, del Servizio pubblico statale per l’impiego (SEPE), dell’Agenzia statale di meteorologia (AEMET), delle Dogane, delle Coste e delle Strade statali, tra gli altri organismi e servizi dell’Amministrazione generale dello Stato.

La richiesta ricorda inoltre che lo Stato ha già stabilito precedenti per l’integrazione di importi legati alla residenza nel complemento di destinazione di giudici, magistrati, pubblici ministeri e letrados dell’Amministrazione della giustizia, attraverso la legge 15/2003 e i regi decreti 1130/2003, 1170/2007 e 1171/2007.

Questa integrazione può avere conseguenze economiche particolarmente importanti: quando la componente territoriale rientra in un complemento conteggiato nelle mensilità aggiuntive, può essere corrisposta per tutte le quattordici mensilità annue, rispetto alle dodici mensilità in cui normalmente viene pagata l’indennità di residenza come voce autonoma, secondo il regime applicabile.

“Se lo Stato stesso, più di vent’anni fa, ha previsto l’integrazione dell’indennità di residenza nel complemento di destinazione di giudici, magistrati, pubblici ministeri e letrados dell’Amministrazione della giustizia, quale giustificazione c’è perché, quasi quarant’anni dopo le disposizioni di bilancio del 1989 e del 1990, migliaia di dipendenti pubblici continuino ad aspettare una soluzione equivalente? Non chiediamo privilegi. Chiediamo al Governo di spiegare fino a quando intende mantenere una situazione che lo stesso legislatore ha definito espressamente transitoria”, denuncia Socorro Perdomo.

L’iniziativa chiede al Governo spagnolo una risposta esplicita e motivata sull’opportunità di promuovere una riforma legislativa o regolamentare che consenta di superare questa situazione, nel rispetto delle specificità retributive di ciascuna categoria e delle competenze delle diverse amministrazioni.

La preparazione del bilancio delle Canarie per il 2027 e le relative iniziative normative statali rappresentano un’occasione per porre fine a questa situazione.

“Non chiediamo privilegi né trattamenti di favore. Chiediamo di porre fine a una transitorietà interminabile, alle differenze retributive ingiustificate e alla mancata attuazione di un’integrazione prevista dal 1989”.

Miguel Socorro conclude rivolgendosi ai responsabili politici e sindacali:

“La rivendicazione è stata presentata al Governo delle Canarie, ai tribunali e ora anche al Governo spagnolo. Dopo quasi quarant’anni, è arrivato il momento di passare dalle promesse e dalle disposizioni transitorie alle soluzioni definitive. Il 2027 deve segnare la fine di questa ingiustizia retributiva”, conclude il funzionario.

Fonte: La Voz de Fuerteventura